OuspenskyP. D. Ouspensky è probabilmente una delle figure più fraintese dell’intero ambito esoterico. Considerato nel migliore dei casi un mero intellettuale e nel peggiore un traditore, viene raramente preso in considerazione per quello che realmente è stato: uno dei più grandi maestri del sistema oggi conosciuto come “Quarta via”

Questo sistema è noto ai più come “il sistema di Gurdjieff” ed è comunque, per la maggior parte delle persone, indissolubilmente legato al suo nome. Del resto, questa è l’inevitabile conseguenza della notevole risonanza che Gurdjieff ebbe, in particolar modo nel mondo occidentale, durante gli anni in cui trasmise l’insegnamento. Egli scelse di costruire intorno a sé un personaggio in grado di richiamare l’attenzione del numero più elevato possibile di persone, in modo da poter iniziare a diffondere il sistema attraverso un linguaggio totalmente nuovo ed attuale.

Lo stesso Ouspensky, non appena ne entrò in contatto, come scrive egli stesso in “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, si rese immediatamente conto della portata di questo sistema, e soprattutto della necessità della sua diffusione su scala mondiale. La differenza tra i due va ricercata proprio nel metodo scelto per questa diffusione. Se Gurdjieff optò per l’interpretazione di un personaggio eccentrico, di sicuro impatto mediatico, ma pur sempre legato a tutta una serie di stereotipi tipici del maestro orientale, Ouspensky, al contrario, si rese conto del grande limite di questo atteggiamento e dei problemi che recava con sé. Egli fu in questo molto lungimirante, accorgendosi per tempo del rischio, effettivamente realizzatosi, in cui sarebbero incappate le persone, ovvero quello di essere attratti dalla figura del maestro piuttosto che dall’insegnamento che veniva portato. Ed è per questo che si distaccò dal suo maestro, non come un traditore, ma come uno studente fedele, sottomettendosi alla necessità di servire un bene più grande. Ouspensky decise di portare il sistema attenendosi strettamente alle idee, adombrando totalmente la figura del maestro per far emergere il sistema nella sua totalità. In questo, egli fu il primo, reale maestro della quarta via.

Così, se di Gurdjieff si conoscono centinaia di aneddoti, riguardanti il ruolo, ma anche, e forse soprattutto, la sua persona, non può dirsi lo stesso di Ouspensky, di cui si sa poco, sia come uomo che come guida. Uno insegnava attraverso cene, brindisi e ogni genere di condizione che ruotava attorno alla sua eccentrica figura, l’altro, come riporta Rodney Collin, trasmise l’insegnamento “delicatamente e fumando una sigaretta, così che nessuno lo notò”. Al punto che spesso non è nemmeno considerato un maestro.

Eppure, chiunque approcci la quarta via, non può esimersi dal farlo attraverso la lettura dei testi scritti da lui, senza i quali, oggi non esisterebbe alcuna testimonianza realmente valida di questo insegnamento. Gurdjieff scelse infatti di scrivere in un linguaggio criptico ed allegorico, comprensibile solo a coloro che ne possedessero le chiavi di lettura, chiavi, che ci sono state fornite proprio dagli scritti di Ouspensky. Senza “La quarta via”, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” e “Un nuovo documento”, leggere “Racconti di Belzebù” sarebbe per chiunque totalmente infruttuoso, non potendosi districare all’interno di neologismi ed allegorie che celano idee già di per se stesse di difficile comprensione per la mente ordinaria.

La grandezza di Ouspensky fu quella di tentare, attraverso il lavoro di una vita, di dare un ordine alle idee di questo sistema, di trasmetterle attraverso incontri, conferenze e scritti che potessero essere compresi, lasciando ai posteri, a noi, un’eredità incommensurabile.

Gurdjieff ebbe senz’altro il merito di portare questo sistema attraverso un nuovo linguaggio, Ouspensky quello di tramandarlo, lanciarlo all’interno della vita, creando per l’umanità  la possibilità di entrarne in contatto.